5) Husserl. Sull' epoch.
In questa lettura Husserl ci presenta le caratteristiche dell'
epoch fenomenologica e l'obiettivo che essa si propone.
E. Husserl, Ideen zu einer reinen Phnomenologie und
phnomenologischen philosophie, traduzione italiana Idee per una
fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, a cura di
E. Filippini, Einaudi, Torino, 1965, pagine 65-67 (vedi manuale
420-421).
Al tentativo cartesiano di un dubbio universale potremmo ora
sostituire l'universale epoch nel nostro nuovo e ben determinato
senso. Ma a ragion veduta noi limitiamo l'universalit di questa
epoch. Poich, se le concediamo tutta l'ampiezza che pu avere,
non rimarrebbe pi alcun campo per giudizi non modificati e tanto
meno per una scienza: infatti ogni tesi e ogni giudizio potrebbero
venir modificati in piena libert e ogni oggetto di giudizio
potrebbe venir messo in parentesi. Ma noi miriamo alla scoperta di
un nuovo territorio scientifico, e vogliamo conquistarlo proprio
col metodo della messa in parentesi limitato per in un certo
modo.
Dobbiamo indicare questa limitazione.
Noi mettiamo fuori azione la tesi generale inerente all'essenza
dell'atteggiamento naturale, mettiamo di colpo in parentesi quanto
essa abbraccia sotto l'aspetto ontico: dunque l'intero mondo
naturale, che  costantemente qui per noi, alla mano, e che
continuer a permanere come realt per la coscienza, anche se a
noi talenta di metterlo in parentesi.
Facendo questo, come  in mia piena libert di farlo, io non nego
questo mondo, quasi fossi un sofista, non revoco in dubbio il suo
esserci, quasi fossi uno scettico; ma esercito in senso proprio l'
epoch fenomenologica, cio: io non assumo il mondo che mi 
costantemente gi dato in quanto essente, come faccio,
direttamente, nella vita pratico-naturale ma anche nelle scienze
positive, come un mondo preliminarmente essente e, in definitiva,
come un mondo che non  un terreno universale d'essere per una
conoscenza che procede attraverso l'esperienza e il pensiero. Io
non attuo pi alcuna esperienza del reale in un senso ingenuo e
diretto.
[...].
Proprio questo valere preliminarmente, che mi porta attualmente e
abitualmente nella vita naturale e che fonda la mia intera vita
pratica e teoretica, proprio questo preliminare essere-per-me
del mondo, io mi inibisco; gli tolgo quella forza che finora mi
proponeva il terreno del mondo dell'esperienza, e tuttavia il
vecchio andamento dell'esperienza continua come prima, salvo il
fatto che questa esperienza, modificata attraverso questo nuovo
atteggiamento, non mi fornisce pi il terreno sul quale io fino
a questo momento stavo.
Cos attuo l' epoch fenomenologica, la quale, dunque, eo ipso, mi
vieta anche l'attuazione di qualsiasi giudizio, di qualsiasi presa
di posizione predicativa nei confronti dell'essere e dell'essere-
cos e di tutte le modalit d'essere dell'esistenza spazio
temporale del reale.
Cos io neutralizzo tutte le scienze riferentesi al mondo naturale
e, per quanto mi sembrino solide, per quanto le ammiri, per quanto
poco io pensi ad accusarle di alcunch, non ne faccio
assolutamente alcun uso.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 214-215.
